Culturart… leggi il racconto vincitore

Per gentile concessione dell’organizzazione del premio “Il Faro” – premio interculturale per le art, pubblico il mio racconto di fantascienza cristiana vincitore del primo premio nella categoria adulti delle sezione letteratura. Il racconto è tratto dalla pubblicazione della Demian Edizioni “Cultura è territorio” ISBN 9788899813055

CULTURART

Il professore Arturo Varrese giocherellava nervosamente con la penna biro che aveva in mano. Si trattava di un movimento del tutto naturale che nel tempo non era riuscito ad abbandonare. Neanche quando le penne biro erano andate fuori produzione, sostituite da quelle ottiche e dai dispositivi mobili. Quella penna, ormai, non funzionava più da anni, eppure se la portava sempre dietro. Lanciò uno sguardo nervoso alla sua destra, dove la professoressa Agata Cristei era intenta a fare il verbale della sessione di quel giorno. Le sue dita affusolate si muovevano velocemente sulla tastiera del sottilissimo portatile. La osservò a lungo, ma era così concentrata che non staccava mai lo sguardo dallo schermo. Allora Varrese guardò oltre la professoressa e vide il notaio Gerardo Pirone alle prese con i documenti digitali che gli orbitavano intorno nella nuvola del concorso. Anche lui era molto preso e non stava ascoltando ciò che stava dicendo lo studente di fronte a loro. Sempre più inquieto Varrese rivolse la sua attenzione alla sua sinistra dove il rettore dell’Università di Teramo Gianni Terzi e la signorina Greta Ronchi, esponente delle autorità, erano intenti ad ascoltare lo studente che in quel momento stava esponendo il suo elaborato. Terzi annuiva bonariamente, lanciandogli fugaci occhiate e questo lo irritò non poco.

         -Bene, signor presidente, credo che per oggi possa bastare, è d’accordo?- disse Terzi

         Varrese si sentì improvvisamente chiamato in causa. Lo avevano nominato presidente di giuria, nonostante le sue numerose proteste. Era professore di creatività del linguaggio della facoltà di Scienze della Comunicazione Implementata e, a detta del rettore, proprio per questo motivo non poteva rifiutarsi di ricoprire quel ruolo.

         Deglutì e poi si decise a rispondere: -Si anche io penso che per oggi possa bastare. I nostri studenti si meritano un po’ di riposo e anche i giurati. Questa giornata conclude la serie dedicata all’esposizione degli elaborati. I nomi dei finalisti verranno comunicati in settimana. Grazie a tutti.-

         Nel trambusto che seguì, Varrese recuperò dalla tasca interna della giacca un fazzoletto con cui si tamponò il sudore sulla fronte.

         -Tutto bene?-

         Sollevó gli occhi su Andrea Basotti, professore associato di semiotica, poi spostò lo sguardo alle sue spalle e fissò lo studente che era rimasto seduto al suo posto. Basotti si girò  a sua volta, mentre Varrese si schiariva la voce. Lo studente sollevò di poco la testa e lo guardò.

         -Grazie signor Hoshi, può andare.-

         Il ragazzo si alzò con movimenti lenti e misurati, fece un profondo inchino e poi lasciò la stanza. Varrese lo seguì con lo sguardo, quindi tornò ad asciugarsi il sudore sulla fronte.

         -Arturo, ti senti bene?- gli chiese Basotti

         Varrese lo guardò come se lo vedesse per la prima volta: -Tu lo hai visto, vero?-

         -Chi?-

         -Shinichi Hoshi, lo studente che è appena uscito…-

         -Ma certo che l’ho visto, ero qui davanti a te!-

         -Allora hai capito anche tu… Te ne sei accorto, vero?-

         -Di cosa stai parlando Arturo? Hai una brutta cera, devi essere molto stanco. Perché non vai a riposare? Ci vorrà del tempo prima che il sistema metta a confronto tutti gli elaborati con i voti della giuria e dia il nome del vincitore.-

         L’università di Teramo sorgeva in una zona sopraelevata chiamata Colleparco. Negli anni 2000 ospitava tre facoltà, ma con il passare del tempo si era reso necessario distaccare due facoltà e lasciare solo quella di Scienze della Comunicazione Implementata, che necessitava di laboratori e attrezzature particolari. Uno dei tre edifici originari era stato adibito a dormitorio degli studenti, l’altro era stato dedicato alla comunicazione intercontinentale basata sulla trasmissione dati nel tempo. Era il 21 aprile 2056 quando le strumentazioni della facoltà avevano ricevuto la trasmissione dal Giappone che aveva dato il via a un esperimento senza eguali. Varrese ricordava molto bene quel giorno, anche se era passato più di un anno. Era proprio lì dove si trovava in quel momento, seduto alla sua scrivania di lega leggera, sulla sua comoda poltrona di pelle bianca. Basotti era venuto a chiamarlo tutto eccitato e anche lui alla notizia si era lasciato prendere da una certa agitazione. Col tempo, però, quell’entusiasmo iniziale aveva lasciato il posto a una profonda amarezza. L’interfono emise un ronzio e proiettò il numero privato del Rettore. Il rosso rubino dei numeri gli indicò che si trattava di una convocazione urgente, quindi lasciò il suo ufficio per dirigersi verso quello del rettore. Quest’ultimo era situato nella parte più alta della facoltà ed era raggiungibile attraverso il sistema di ascensori gravitazionali interno. L’ufficio era molto ampio e ospitava anche la postazione per la sua segretaria personale. Entrando, Varrese le scoccò un’occhiata in tralice, come faceva sempre. La sua presenza lo metteva a disagio. I finti capelli di un biondo spento, la pelle che tradiva l’artificialità e gli occhi che non sembravano mai fissare nessuno in particolare.

         -Quando ti deciderai ad assumere una segretaria in carne e ossa?- chiese Varrese, rivolgendosi a Terzi

         Il rettore scosse leggermente la testa: -Lei è qui da quando abbiamo messo a punto il primo simbionte. Svolge egregiamente il suo lavoro, quindi non vedo perché dovrei sostituirla.-

         -Perché fa venire i brividi?- chiese a sua volta Varrese, accomodandosi di fronte alla scrivania. -Non sono l’unico a pensarla così.-

         -Ma sei l’unico che me lo fa notare ogni volta che viene nel mio ufficio a quanto pare.-

         -Forse perché gli altri non hanno abbastanza fegato per dire quello che pensano davvero.-

         -E tu si?-

-Io ho le mie idee e non ho problemi a esprimerle.-

Invece di ribattere Terzi gli allungò un foglio: -Sono i nomi dei finalisti e del vincitore, in via ufficiosa ovviamente.-

Varrese li scorse velocemente.

-Come immaginavo.- fu il suo commento -Hoshi è in testa.-

-E tu non sei d’accordo… Te lo si legge in faccia. Per tutte le sessioni del concorso non hai mai nascosto il tuo disappunto, ma a questo punto credo tu debba arrenderti all’evidenza: il suo elaborato è il migliore.-

-Secondo chi?-

-Secondo la giuria di qualità che è stata nominata appositamente per questo concorso e di cui tu sei il presidente.-

-Io non volevo fare il presidente!-

-Non ha importanza cosa volevi. Ora lo sei! Hai letto l’elaborato di Hoshi?- Varrese distolse lo sguardo e Terzi sospirò. -Per l’amor del cielo Arturo! Non hai ragione di comprarti così.-

-Si, invece! Il presidente di giuria non è tenuto a leggere gli elaborati, considerato che poi non vota. Ho già dovuto tollerare le sue esposizioni e mi sono bastate.-

Invece di ribattere il rettore si mise in piedi, lo fissò per alcuni secondi e poi gli diede le spalle, per avvicinarsi alle vetrate e guardare fuori. Da lì si poteva osservare la città di Teramo estendersi sotto Colleparco e la sua università che la dominava.

-Ricordi quando abbiamo inaugurato la facoltà di Scienze della Comunicazione Implementata trent’anni fa? Eravamo solo professori associati, ma eravamo entusiasti del nostro lavoro. Ora cosa siamo diventati? Io un burocrate e tu un cinico…- l’uomo fece una pausa, attendendo il commento dell’amico che non arrivò -Quando abbiamo lanciato la prima comunicazione intercontinentale sapevamo entrambi a cosa stavamo andando incontro.-

-Si, ma la realtà ha superato la fantasia.- disse Varrese a quel punto -E la risposta è arrivata tardi, troppo tardi… Quando ormai era passato l’entusiasmo e tu eri già diventato rettore.-

-Sono ancora un professore, nonostante la carica che ricopro e intendo portare a termine l’esperimento che tu e io abbiamo iniziato. Ma lo farò anche da solo se sarà necessario.-

Terzi si girò a fissarlo e in quell’istante Varrese capì.

-Mio Dio… I membri della giuria non sono stati messi al corrente, non è così? Neanche Basotti se ne è accorto… E come avrebbe potuto. Lo sappiamo solo tu e io.-

-Ci sei arrivato finalmente.-

-Questo non è leale da parte tua! La giuria deve sapere cosa e chi sta valutando. Ne va della legalità del concorso! Il bando…-

-Il bando non specifica la natura dei partecipanti. È un concorso internazionale, non dimenticarlo.-

-Internazionale si, ma non…-

-Basta così Arturo! Sono stanco delle tue obiezioni. Se credi, posso destituirti dalla carica di presidente della giuria, ma il concorso andrà avanti e alla fine della settimana si disputerà la premiazione. Per quella data voglio da te una risposta, ma sia che accetti di rimanere in carica, sia che tu decida di abbandonare non tollererò oltre questo tuo atteggiamento!-

Varrese annuì lentamente e lasciò l’ufficio del rettore. Basotti lo attendeva appena oltre la soglia, quasi avesse saputo dove trovarlo.

-Vieni con me.- gli disse secco Varrese

Attraversarono la facoltà in tutta la sua lunghezza, servendosi di linee mobili sopraelevate e raggiunsero l’area dei laboratori.

-Perché siamo qui?- chiese Basotti, mentre cercava di tenere il passo. Abbandonate le linee mobili, Varrese aveva assunto un passo accelerato, fatto di lunghe falcate.

-Dobbiamo incontrare uno studente.-

-Qui?? I dormitori sono nell’altro edificio. Gli studenti non possono accedere ai laboratori di questo livello lo sai.-

-Quello che stiamo cercando noi si.-

Bassotti si astenne da altri commenti e si limitò a seguire Varrese lungo i numerosi corridoi. Le porte automatiche di aprivano istantanee al loro avvicinarsi, dopo la lettura del badge del professore. Varrese si diresse con sicurezza alla sede della comunicazione intercontinentale e lí come si aspettava, trovò Shinichi Hoshi. Con un cenno della mano, Varrese zittì Basotti, prima che lui potesse dire qualsiasi cosa, quindi si portò di fronte allo studente e lo fissò dritto negli occhi.

-Sapevo di trovarla qui, signor Hoshi. Lei naturalmente sa che quest’area della facoltà è interdetta agli studenti, anche a quelli in “visita”, eppure non mi sorprende affatto che lei sia qui e non mi interessa neanche chiederle come ha fatto a superare i livelli di sicurezza.- Varrese tacque, fissando intensamente il giapponese, che però sembrava non vederlo, poi continuò -Lei è arrivato primo tra i finalisti, signor Hoshi, questo significa che è il vincitore del concorso.-

-Arturo!- esclamò Basotti

-So quello che faccio. In fondo si tratta di una comunicazione ufficiosa. Allora signor Hoshi, non è contento? Oppure se lo aspettava? Forse è proprio così, se lo aspettava, perché non poteva essere diversamente. Lei doveva essere il vincitore, poiché non ci sono suoi pari in concorso, non è così?-

A quel punto lo studente sembrò destarsi e vedere il professore per la prima volta:- Ho presentato il mio elaborato nel rispetto del bando di concorso. Mi fa piacere essere arrivato primo.-

-Il suo elaborato rispetta senz’altro il bando, lo stesso però non si può dire di lei, signor Hoshi.-

-Nel bando era specificato il tema del concorso “Cultura e territorio” e il limite massimo di lunghezza, ma non era detto nulla riguardo alla natura dei partecipanti.-

-Perché era dato per scontato che fossero di genere umano…-

-Non era specificato…-

-Signor Hoshi, apprezzo moltissimo il suo sforzo, mi creda. Quando abbiamo ricevuto quella prima comunicazione intercontinentale, siamo stati onorati di riceverla e ospitarla nella nostra facoltà. Ammetto che l’upload delle sue caratteristiche in un simbionte adatto a ospitarla ha richiesto l’utilizzo di non poche risorse, ma il risultato direi che è stato ottimale. Tuttavia, questo non le dava il diritto di intromettersi nelle nostre attività interne.-

-Ho reputato il vostro concorso una cosa interessante e ho voluto mettermi alla prova.-

Varrese lo fissò, cercando di capire se fosse sincero o meno. La sua somiglianza con lo scrittore Shinichi Hoshi, morto nel lontano 1997, era impressionante. La prima comunicazione intercontinentale che avevano ricevuto proveniva dal Giappone e conteneva le istruzioni per una intelligenza artificiale ispirata al famoso scrittore. La loro facoltà portava 40 anni di ritardo in questo campo e la voglia di pareggiare i conti aveva portato lui e Terzi a precipitarsi nella messa a punto di un simbionte costruito apposta per l’occasione.

-Arturo…- la voce di Basotti lo strappò ai suoi ricordi -Arturo, ti prego ragiona. Perché non ti prendi un po’ di tempo per leggere il suo elaborato?-

Varrese lo guardò incredulo: -Ma allora non hai capito, Andrea. Costui non è un essere umano, come può un suo elaborato essere anche solo preso in considerazione?-

Basotti esitò: -E allora? Io non ci vedo nulla di male… So quanto tu e Terzi vi siete impegnati in questo progetto e so quanto tieni a questo concorso che da anni si svolge nella nostra università, ma perché mai le due cose non potrebbero andare insieme? Leggi il suo elaborato… Non te ne pentirai, te lo assicuro.-

Varrese fu sul punto di ribattere, ma ci ripensò. Qualcosa nello sguardo di Andrea gli fece capire che lui quell’elaborato lo aveva letto. Lanciò un ultimo sguardo allo studente e poi annuì.

L’Aula Magna dell’università era stata costruita nel seminterrato dell’edificio principale della facoltà. Il rettore presiedeva la cerimonia di premiazione del concorso affiancato dai membri della giuria: la professoressa Agata Cristei, il notaio Gerardo Pirone, la signorina Greta Ronchi e, naturalmente, il presidente professor Arturo Varrese. Quest’ultimo si guardava nervosamente intorno, scrutando sia i volti dei membri della giuria che quelli del pubblico. Continuava a chiedersi che effetto avrebbe fatto ai giurati sapere che stavano per premiare una intelligenza artificiale. Sorrise… Un sorriso nervoso, più una contrazione dei muscoli della bocca che un sorriso vero e proprio. In fondo era già successo… Ma si chiedeva se fossero davvero pronti per ammettere la superiorità creativa di una macchia rispetto a quella umana. Si sentiva stanco. Aveva trascorso buona parte della nottata a leggere l’elaborato di Hoshi, che doveva ammetterlo, lo aveva davvero sorpreso. Si trattava di uno studio approfondito del territorio teramano, del suo patrimonio artistico, culturale e religioso dall’anno 2016 ad oggi. La proprietà di linguaggio e la qualità dell’elaborato erano davvero notevoli. Si era aspettato qualcosa di artificioso, di assai poco piacevole e di non facile lettura, invece non aveva trovato alcuna difficoltà nel terminare la lettura.

Tutti i finalisti erano ormai ai loro posti, tranne Hoshi, ma, per qualche strana ragione, questo non lo sorprese affatto. Lo stesso non si poteva certo dire per Terzi, che era visibilmente nervoso per l’assenza di colui che la giuria aveva decretato come vincitore. Il rettore guardò un’ultima volta l’orologio, quindi si decise a iniziare con i saluti alle autorità intervenute per l’occasione. Quando Basotti gli si avvicinò per dirgli qualcosa all’orecchio, lui annuì vigorosamente. Poi Basotti si sistemò a una delle consolle e un minuto dopo l’immagine di Hoshi apparve dietro la giuria.

Lo studente fece un profondo inchino e poi cominciò a parlare: -Desidero scusarmi con tutti, per non essere presente questa mattina alla cerimonia di premiazione. La notizia del primo posto mi ha riempito di grande soddisfazione, ma era giunto per me il momento di ripartire e fare ritorno al mio Paese. Desideravo, però, ringraziare l’università nella persona del rettore per l’ospitalità e l’opportunità che mi è stata data di stare in mezzo a voi, conoscere la vostra cultura e il vostro affascinante territorio. Ne sono rimasto così colpito che, in occasione di questo concorso, ho pensato di partecipare con l’elaborato che è stato scelto come vincitore. Penso che questa notizia debba riempire anche voi di soddisfazione, poiché in fondo ha vinto la straordinarietà dei vostri luoghi. Per uno straniero come me è stato determinante apprendere come sia il territorio a emanare la cultura e che questa possa venire assorbita da chi è abbastanza attento e ricettivo. Io lo sono stato e per questo parto senza rimpianti. Desidero, in ultimo, ringraziare il professor Varrese per le sue lezioni, senza le quali non mi sarei mai deciso per la versione finale dell’elaborato.-

Shinichi Hoshi fece un altro profondo inchino, quindi sparì. A quel punto l’attenzione di tutti si spostò sul professor Varrese che, nel frattempo, si era alzato in piedi a fissare l’immagine. Quando questa scomparve, incrociò lo sguardo di Terzi e allora fu tutto chiaro. Per lui almeno, poiché i presenti non potevano sapere e nemmeno intuire la reale natura si Hoshi. Se se lo immaginavano su un aereo in partenza per il Giappone, Varrese sapeva che la realtà era ben diversa e che lo studente ora si trovava nel laboratorio e… Si mosse velocemente verso l’uscita e si precipitò verso il laboratorio, ma la distanza sembrava impossibile da coprire. Quando finalmente arrivò, Hoshi non era altro che un guscio vuoto, un simbionte ormai spento e inservibile.

-Professor Varrese.-

-Hoshi! C’è ancora?-

-Non per molto.-

-Perché deve andare?-

-Non devo ma non ho altra scelta, il mio posto non è qui.-

-Ma neanche in Giappone. La comunicazione intercontinentale non prevedeva un viaggio di ritorno…-

-Lo so, infatti non torno a casa, vado e basta. Vede professore, io non ho mai lasciato questa università, eppure la mia mente ha viaggiato per i vostri luoghi così permeati di spiritualità e alla fine sono arrivato in quell’edificio in cui lei si reca ogni mattina prima di venire in facoltà.-

Varrese si mosse a disagio: – Di che sta parlando?-

-La ammiro molto per questo… la sua fede, la sua costanza. Non è qualcosa di cui vergognarsi… al contrario! Mi ha aiutato a capire. In quell’edificio, davanti alla riproduzione di quella bella signora con il bimbo in braccio io ho capito che… dovevo andare. Che il mio posto non è qui, né da nessun’altra parte forse… ma avrò tempo per capirlo. Grazie ancora, professore, forse un giorno ci rivedremo.-

Varrese capì che Hoshi era andato via definitivamente quando il simbionte crollò a terra. Venne allora assalito da una forte commozione. Non sapeva se sarebbe stato in grado di spiegare a Terzi come quell’intelligenza artificiale proveniente dal passato avesse addirittura intuito l’importanza della componente spirituale nella cultura del loro territorio. Era il Santuario della Madonna delle Grazie quell’edificio e si… lui ci andava ogni mattina.

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